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…ogni tanto mi viene ancora da chiedermi come sono capitato fin qua, nella citta’ dell’Oltre Manica dove popoli e culture di tutto il mondo si incontrano da secoli…Vivere a Londra e’ davvero come vivere nella NYC europea del “melting pot” culturale! Eppure a volte non mi sento parte di questo mondo…
non ho mai lavorato in Italia, ho voluto fuggire dal suo sistema universitario ormai a pezzi e senza speranze…forse sono stato troppo ambizioso? forse ho messo la mia carriera davanti a tutto? compresa famiglia, amici e il resto? Mi sento uno schifo se la penso cosi’…eppure tutte le volte che scendo a Finale mi sento uno straccio poi a ripartire…si, a Londra ho il lavoro, l’amore, ma in Italia ho la famiglia, la spensieratezza della mia vita da studente, il caldo e i colori della campagna e del vuoto che si staglia per Km e Km…questo mi manca! Un giorno tornero’…prima di quanto tu possa immaginarti!
…ieri ho visto Gomorrah, dopo aver letto il libro di R.Saviano…buffo perche’ siamo stati costretti a metter i titoli in inglese per capire il napoletano stretto! Forse non avrei mai visto questo film se vossi rimasto in Italia…vivere all’estero mi rende piu’ curioso nei confronti delle cose che succedono nel mio Paese! e cosi’ dopo il film cerco su YouTube le interviste all’autore, Fabio Fazi e poi il TG…
Dicono che sempre piu’ giovani se ne vanno dall’Italia…
ormai e’ diventata una moda! Southbank, Sloane Square, Notting Hill sono piene di Italiani…a Rosso Pomodoro credi di essere tutt’ad un tratto a Napoli, a mezzogiorno, con la gente che passeggia sui marciapiedi…sembra quasi che l’Italia che fa vergognare, l’Italia di cui parla Saviano non esista proprio da queste parti…eppure c’e'!
Dipende dal tuo stato d’animo, da come ti senti e tutto il mondo davanti agli occhi si colora o si tinge di nero…grigio fumo di Londra…
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“Fucking Hell!” tutta la notte continuava a ripetere Milan, il mio roomate da Bratislava. Era incredibile infatti quanto un ragazzetto di appena diciotto anni potesse russare così rumorosamente nel cuore della notte. Non riuscivo a dormire. Era una di quelle notti in cui la mia mente ha bisogno di fermarsi per riflettere, pensare e progettare le mie prossime mosse. Così ho tirato fuori il mio laptop da sotto il letto e mi sono messo a scrivere. In quella stanza buia non si sentiva che il ronfare di quel ragazzo polacco e di suo zio che ogni tanto si lanciava in un monologo nel sonno più profondo.
I due avevano avuto una discussione alcolica prima di coricarsi esausti, pieni fino all’orla di quel coca e whisky comprato nel negozio brasiliano sotto casa. “Fucking Hell!” continuava Milan, poi si voltava per esprimere tutto il suo disappunto in una scoreggia. Domani sarebbe stata un’altra dura giornata di lavoro per lui costretto ad appendersi a dei castelli da imbianchino per guadagnare qualche pounds per la notte. Eppure era così felice e pieno di speranze per un futuro che, dice lui, lo avrebbe visto guidare auto da milioni di dollari e una piccola azienda di costruzioni. “This is just the beginning” continuava a dirmi. Non aveva neanche un asciugamano per asciugarsi dopo la doccia.
Poi siamo andati di nuovo online per cercare una casa su gumtree.com. Di fronte a noi sedevano due ragazze tedesche intente a fare la medesima operazione. Milan si è segnato alcuni indirizzi e numeri di telefono compreso un annuncio di una camera da condividere con alcune ragazze polacche, messicane e slovene. Ha cerchiato più volte quell’annuncio sul suo foglio e vi ha pure inserito una nota a margine: “Big Fuck”. L’indomani avrebbe chiamato quei numeri.
Infine mi hanno rubato anche la cena: la scarola di tacchino tagliato a fette Bernand Matthews che avevo comprato da Morrison. E’ incredibile mi sono detto! Eppure non posso alzare il dito contro nessuno. Il ladro non ha lasciato tracce se non appiccicosi segni di ketchup sulla sportina. Ma I don’t mind, domani ho intenzione di inviare il mio CV e tutte le carte per quell’intership in centro quindi chiudo gli occhi e provo a dormire un po’. Fuori Londra è sospettosamente silenziosa. Possibile che il casino debba provenire tutto dalla mia camera?! “Fucking Hell!”
Chi non ha mai provato almeno una volta a sfidare i propri amici in una gara di tiro alla fune? Chi non ha mai assistito a una gara di tiro nell’ambito di una sagra o festa di paese? Il tiro alla fune è un gioco con origini antichissime. La prima documentazione risale ad una iscrizione egiziana del 2.500 a. C. sulla tomba di Mazera-Ku in Sakkara.
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L’organizzazione di queste competizioni internazionali insieme con la stesura di un regolamento rientra nel tentativo di trasformare definitivamente la natura del tiro alla fune, da gioco popolare a sport vero e proprio. Nel 1998 la TWIF viene ufficialmente riconosciuta dalla Federazione dei Giochi Mondiali, nel 2000 dal Comitato Olimpico Internazionale (CIO). Il riconoscimento del CONI in Italia arriva solo nel marzo 2001 a testimoniare la mancanza di tradizione per questo sport nel nostro Paese.
Oggi la Federazione annovera fra le sue fila oltre 30 clubs provenienti da ogni regione d’Italia. Le nazionali, maschile e femminile, hanno raggiunto importanti risultati agli ultimi Europei ad Assen. <
Dal 25 Gennaio 2004, data della prima giornata a Cento, la Federazione sarà impegnata nell’organizzazione di manifestazioni in tutt’Italia, fino ad Agosto. Poi ci sarà una breve pausa per la preparazione delle nazionali impegnate nei prossimi mondiali statunitensi, a Rochester.
La grinta e l’entusiasmo per questo sport sembra aver attratto anche la RAI. Da ormai un anno le telecamere di RaiSat seguono tutte le competizioni nazionali e internazionali. Dalla stampa locale i resoconti delle gare sono passati a giornali nazionali del calibro de La Gazzetta dello Sport. C’è chi parla già di Olimpiadi 2008 in Cina. <
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Quest’estate si è pensato di trascorrere una vacanza in un posto nuovo, vicino e consigliato da molti amici e parenti. Quest’anno dunque niente Ryanair o voli low cost ma si è raggiunta la metà in auto : 377 Km in 4 h circa. Destinazione : Poreč, Croazia.
Arrivati sul posto e non avendo prenotato per un alloggio ci siamo lanciati alla ricerca di una camera un po’ come Maria e Giuseppe ai tempi del censimento a Betlemme. L’unica differenza, che ci ha sorpreso particolarmente, è stata la facilità con cui abbiam trovato in poco meno di 1h moltissime possibilità di sistemazione in appartamenti anche non troppo lontani dalla spiaggia.
Sembrava proprio che la gente del posto fosse al corrente del nostro arrivo e si fosse organizzata per offrirci al meglio la loro ospitalità !
Alla fine la scelta è caduta su un appartamento situato a pochi metri dalla spiaggia e dal centro, prezzo : 70 euro al giorno.
Il paesaggio è incantevole e incontaminato. Il terreno è di un rosso vivo, quasi marziano. La vegetazione è rigogliosa (lecci e pini marittimi) fino alle rocce che si bagnano nell’acqua turchese del mare. Non esistono razionali disegni geometrici composti di ombrelloni e sdrai. Tutta la spiaggia è libera e ognuno può decidere se cuocersi un po’ al sole immergendo le gambe nell’acqua salata o ritirarsi un po’ più indietro all’ombra dei grandi pini. L’escursione termica è davvero notevole e vi assicuro che a mezzogiorno, dopo una giornata passata al sole, non c’è niente di meglio che ritirarsi nella pineta a leggere un buon libro !
Il paese è davvero grazioso. In ogni angolo del centro è possibile scorgere la testimonianza delle diverse culture che si sono mescolate sul territorio. Romani, bizantini, francesi, slavi hanno popolato questa terra lasciando importanti tracce della loro cultura e della loro arte. La via principale della città, per esempio, è di chiara origine romana : Decusmanus. Per il centro è possibile osservare i resti di alcune case romane, il tempio di Nettuno, bifore in stile veneziano…
Ma il monumento storico-culturale, sicuramente più importante, che spinge anche molti turisti stranieri in visita a Venezia a raggiungere in nave la città istriana è la basilica eufrasiana, vero capolavoro, con autentici mosaici bizantini, e considerata patrimonio dell’umanità dall’UNESCO.
Passando a qualcosa di più pratico. Non sono d’accordo con alcuni resoconti pubblicati in questa pagina che sostengono che il costo della vita in Croazia stia raggiungendo quello italiano o che comunque non sia più così basso come alcuni anni fa. Il cambio è questo : 1 kuna = 0,13 euro.
Ebbene con 20 kuna (€ 2,80) puoi comprare 4 hamburger o 2 bistecche di manzo (consiglio la carne perché è deliziosa), oppure 2 pagnotte di pane con il girasole, 10 strudel in pasticceria…
Ovviamente non sto qui ad elencare tutto. Il segreto comunque rimane sempre quello di affidarsi ai prodotti del posto. Comprando carne (sicuramente il prodotto più economico), pane, dolci e gelati non si spende veramente niente. Bisognerebbe cercare di abbandonare quei falsi pregiudizi legati alla indiscutibile e ineguagliabile bontà e genuinità dei prodotti made in Italy e lasciarsi trasportare dalla curiositas e dal sapore dei prodotti del posto. Detto questo non comprate caffè : quello italiano è veramente ineguagliabile !
Per i giovani ogni notte vengono organizzate feste a tema sulla spiaggia con la possibilità di raggiungerle anche grazie ai pulmini gialli messi a disposizione dall’ente del turismo croato. A Poreč esistono poi due discoteche : l’International Club e il Club Plava, a pochi km dal centro. La musica è per lo più commerciale ma al Club Plava ogni giorno della settimana si cambia genere : dal martedì funky, R&B e hip-hop al venerdì con la bossanova e altri balli latinoamericani.
Per i ragazzi (genere maschile). Le ragazze croate non sono così male come si pensa. Ho avuto modo di assistere a una sfilata in bikini al Club Plava : vi assicuro che ci siamo !
Per i tradizionalisti comunque si può far sempre affidamento sulle intramontabili tedesche, olandesi, austriache e perché no, anche italiane.
Nel 1996 a Poreč (17000 abitanti) si contavano 135000 turisti ! (chissà dove li han sistemati)
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L’avventura parigina comincia ancora una volta dall’aeroporto di Orio al Serio (Bergamo). Siamo in 7 al momento della partenza. Destinazione Montmatre, il quartiere degli artisti. Non c’è nulla da dire, l’atmosfera che subito si respira è ancor meglio di quello che ci eravamo immaginati. Dalle nostre camere d’albergo, da una parte la Torre Eiffel, dall’altra la chiesa del Sacre Coeur. Un sogno a dir poco !
Camminando per le vie del quartiere era facile incontrare qualche pittore ritrarre uno scorcio di Parigi in fiore, merito di un anticipo inaspettato di primavera. Le Moulin de la Galette, che ha ispirato tanti artisti quali Renoir e Van Gogh, fin su a Sacre Coeur. Dalla chiesa di Montmatre si vede il tramonto spegnersi dietro la Torre. Il nostro quartiere non era niente male. Per i più viziosi, proseguendo verso rue de Pigalle si entrava nella zona riservata a sexy shops, peep shows, teatri e cinema osé dove è possibile ammirare ancora in tutto il suo splendore l’ormai celeberrimo Moulin Rouge (84 euro a spettacolo!). No, non ci siamo andati…
A Montmatre si respira un’atmosfera di quiete e serenità, ottimi ingredienti per chi deve produrre vere opere d’arte. Sempre in quel periodo nel quartiere era in allestimento una mostra dedicata al genio di Salvador Dalì, in onore del suo centenario.
Ma una volta giunti a Parigi come potevamo esimerci dall’andar a visitare il fantomatico Louvre ? Davvero spettacolare, dentro ci trovi veramente di tutto ! Dall’entrata principale 3 scale mobili per un mondo dedicato interamente all’arte di secoli e culture diverse. Prima fra tutte la Nike di Samotracia. Sicuramente più facilmente visitabile, perché più ridotto di dimensioni, il Musee d’Orsay, conosciuto dagli aspiranti viaggiatori come “il museo degli impressionisti francesi”. Tutte le più famose opere di Degas, Renoir, Monet, Manet sono qui, conservate nelle ultime sale al secondo piano !
Dopo una bella botta di cultura non potevamo nemmeno esimerci dal fare un salto sulla Torre Eiffel, da perfetti turisti ! Peccato per la giornata, un po’ piovosa e ventosa ! C’è chi dice che la punta della torre dondolasse un po’ ! Mah ! … da lassù lo spettacolo è veramente meraviglioso. Potevamo vedere addirittura la “nostra” chiesa del Sacre Coeur !
Ma poi basta perdersi in questi dettagli. Parigi non è lontana, va visitata ! Solo allora si potranno assaporare le stesse emozioni. Solo allora si potrà capire che Parigi non è solo Champs Elysee, Torre Eiffel, Notre Dame e tutti quei posti che attirano il turista ancor quando è casa in pantofole a sfogliare un catalogo di viaggi. Così come il Louvre non è solo la Gioconda e il Musee d’Orsay non sono solo gli impressionisti. Visitando Parigi si vive la vita di una città che ha tanta storia ma che è anche riuscita,meglio di altre, a fondere insieme diverse culture. Lo si vede dai volti che incontri per strada, dai ristoranti, dai sorrisi dei francesi che ti aiutano a trovare una via.
UBIK “University World” Magazine è questo il nome del nuovo giornale che parlerà del mondo universitario (…)
CONDUTTORE : Buongiorno amici radio sentieri misteriosi e spesso duri della vita:
ascoltatori. Oggi e domani, all’interno della nostra malattia, dolore, mancanza di senso, scelte
rubrica “9 in punto”, tratteremo di un tema difficili, morte. Aiutano la loro gente ad essere in
particolarmente interessante, che credo possa equilibrio con tutto l’Universo, con i Poteri della
dar spunto a molti di voi per riflessioni esistenziali. Natura, con gli Spiriti degli animali, delle piante,
Oggi ci occuperemo di cenni e fondamenti dello con gli Spiriti dei Morti e quelli dei Mondi invisibili.
sciamanesimo, con particolare riferimento a una La mentalità moderna ha ridicolizzato a lungo
testimonianza di K. Rasmussen, relativa a una simili pratiche, in obbedienza al dogma imposto
seduta di sciamani cupro-eschimesi (…)
Mattia: Ciao, come è andata oggi?
Nicola: Tutto bene, come al solito…stamattina ho anche sostenuto la difesa di Safiya, la ragazza nigeriana condannata alla lapidazione per aver avuto rapporti sessuali senza essere sposata. Ne avevi sentito parlare?
Mattia: Si, ho letto anche ieri un articolo sull’Espresso…
Nicola: Pensa che tanto per colmare la misura di quest’incubo primitivo, il partner, un anziano parente sospettato di averla violentata, è stato assolto. Infatti, per poter condannare i più pregiati individui di sesso maschile servono almeno quattro testimoni e, in questo caso, ne mancava uno. Per la femmina Safiya quei tre sono bastati. L’amabile giustizia della Corte di Sokoto, Nigeria del Nord, ha creduto di applicare così la shaira, il diritto islamico. E’ incredibile! Per fortuna il diritto federale nigeriano, che prevale su quello locale, è laico e non punisce con la morte il sesso extraconiugale. Forte del sostegno delle organizzazioni per i diritti umani, la giovane donna ha fatto ricorso. Speriamo quindi di ricordarla non come dolente vittima, ma come fortunata ribelle!
Mattia: Speriamo davvero…
Nicola: Il caso singolo riesce a graffiare la superficie della cronaca solo se cambia almeno un poco il corso della storia. Non credi?
Certo che sono cose che fanno pensare…
Hai sentito delle donne in Afghanistan?
Mattia: Ovvio, è cronaca di tutti i giorni. Dopo l’attentato terroristico dell’11 Settembre siamo tutti più interessati alla cultura islamica. Nelle biblioteche, nelle edicole compaiono sempre più libri e testate che informano le masse sui nostri nemici. Dopo l’attacco alle Twins Towers sentiamo l’esigenza di conoscere qualcosa di più, dal punto di vista antropologico di quel mondo che ci sembra così lontano e distante, ma che ormai è una realtà presente anche nelle nostre società. Tutto ciò che per noi è scontato, per loro è spesso utopia. Ciò che per noi è vita quotidiana, per loro è una dimensione fantastica. Non è solo una battaglia delle donne afgane, ma del mondo intero contro regole che non hanno alcuna giustificazione, tantomeno religiosa..
Nicola: Si, ricordo di aver letto un articolo in rete agli autori di Jung, riguardo le riflessioni di Pietro Farro sulla situazione delle donne in Afghanistan. Il regime dei Talebani era definito assai più “estremista” rispetto allo stesso dettato del Corano, terribile per chiunque, ma in maniera speciale per le donne afgane. Il punto centrale era la loro totale estromissione dalla vita pubblica. Infatti, oltre a non poter svolgere alcuna attività lavorativa (cosa che per le vedove significa essere destinate a morire letteralmente di fame), devono indossare il burqa (un velo che non lascia scoperti nemmeno gli occhi) e per quelle che dovessero contravvenire a tale obbligo sono previste punizioni che possono giungere fino alla lapidazione. Trattamento, quest’ultimo, regolarmente riservato alle adultere, come la nostra povera Safiya. Ancora, per ricordare solo le norme più assurde, le case dove vivono donne devono avere le finestre dipinte in maniera che sia impossibile guardare fuori e alle donne è quasi del tutto impossibile ricevere cure mediche, perché è vietato il contatto fisico con il medico. Altre restrizioni che valgono per tutta la popolazione sono quelle che proibiscono qualsiasi riproduzione di immagini umane, vietano ogni attività sportiva ed impediscono di ascoltare musiche che non siano religiose. Mi pare superfluo aggiungere che non c’è la libertà di stampa e l’unica fonte d’informazione è la radio governativa, specializzata in sermoni religiosi!
Mattia: Dire che si tratta di un regime fanatico, oscurantista e misogino pare persino poco rispettoso se riferito all’orrore che provocano quelle imposizioni e quei divieti. Perciò penso che i governi occidentali avrebbero fatto bene a intervenire senza aspettare la strage dell’undici settembre (e magari senza bombardare da diecimila metri d’altezza),e ancor meglio, avrebbero fatto gli USA a non “allevare” i Talebani ai tempi della guerra fredda. In ogni caso, speriamo che questa guerra sortisca almeno l’effetto di riportare l’ Afghanistan su quel cammino verso la democrazia che aveva iniziato prima del ’94.
Credo che nessun occidentale, donna o uomo che sia, vorrebbe vivere sotto un regime come quello talebano. E’ perfino ovvio. Qui abbiamo il suffragio universale, il divorzio, l’aborto, il cinema, il teatro, la musica, lo sport e il diritto di vestirci come ci pare. Quando qualcuno, come ad esempio Buttiglione, propone di rivedere la legge sull’aborto o di rendere lo Stato un po’ meno laico (quindi meno democratico),giustamente insorgiamo. Per questo, confesso di aver provato un certo fastidio, in queste settimane, a leggere lettere ed opinioni, spesso di donne, dalle quali traspariva una qualche malcelata simpatia per il burqa, magari contrapposto specularmente alla minigonna e al topless in spiaggia. Sarà un eccesso di politically correct, sarà stato il retaggio di qualche venatura sessuofoba presente in alcune correnti femministe, ma leggere frasi come :”Ma chi ha detto che andare in giro col burqa sia poi così terribile? Siamo veramente sicuri che le donne occidentali siano tanto più felici perché possono mettere le minigonne?”(Barbara Castelli, lettera a Repubblica 17/10/2001)mi lascia davvero perplesso.
Nicola: Non ti ritieni dunque un aperto sostenitore del tanto ormai discusso relativismo culturale?
Mattia: Intendiamoci, il relativismo culturale è un’ottima cosa :significa apertura mentale e larghezza di vedute, capacità di contestualizzare e disponibilità al dialogo. Per queste ragioni costituisce un antidoto al fanatismo e all’intolleranza. Ma, come scrive Adriano Sofri, “anche la considerazione della relatività è relativa,(…)Se non riconoscono la misura, il limite, arrivano (ingenuamente o ottusamente)a proporre che infibulazioni, clitoridectomie, eccetera(…) vengano eseguite presso le nostre ASL, con vantaggio dell’accuratezza dell’igiene e dell’anestesia”. Il relativismo insomma, non può spingersi fino al punto di impedirsi la capacità di giudicare e divenire una acritica registrazione degli usi e costumi che vi sono per tutto il mondo. Dovremmo allora ricordarci che il burqa non è un capo d’abbigliamento, ma il simbolo di una condizione di sottomissione. Indossare il burqa è per le donne afgane il frutto di un’imposizione, mentre indossare la minigonna è per le donne occidentali una libera scelta. Un dettaglio, ma di quelli che fanno la differenza: esattamente la differenza che passa tra dittatura e democrazia. Perciò questa guerra credo non la vinceremo quando cattureremo Bin Laden, ma quando le donne di Kabul potranno scegliere come vestirsi: velo o minigonna, pantaloni o tailleur, ciascuna come le pare.
Nicola: Sono d’accordo con te sul porre un limite a questo relativismo culturale, ma tu non lo valorizzi. Questa corrente di pensiero si sviluppa agli inizi del ‘900 contro l’etnocentrismo. Secondo Herskovis, nessuna cultura può essere correttamente giudicata da parte di soggetti che si sono formati entro una cultura diversa, in quanto questi applicano inevitabilmente categorie di giudizio estranee all’oggetto stesso della ricerca. Il relativismo culturale, di cui principale divulgatore è l’antropologo strutturalista francese Lèvi-Strauss, sostiene che ogni cultura è un “insieme”e non può essere valutata enucleando questo e quell’elemento, magari aberrante agli occhi di una cultura diversa, senza collegarlo a tutti gli altri che lo compensano e lo gratificano. Su queste basi Lèvi-Strauss afferma che è un assurdo fare scale gerarchiche fra le culture, perché ognuna trova le proprie compensazioni al suo interno, e che quindi tutte hanno pari validità. Il relativismo culturale non discende quindi affatto dal concetto illuminista delle pari dignità degli individui come scrive il professor Panebianco, tanto che riconosce la validità anche di culture dove questa pari dignità non esiste come, tanto per fare un esempio, quella castale indiana.
Mattia: Quindi tu definisci il relativismo culturale come uno dei migliori frutti del pensiero europeo. Ma altre culture, come la buddista o quelle animiste dell’Africa nera, non hanno bisogno di un Lèvi-Strauss per essere “relativiste”, lo sono antropologicamente, lo sono ”in sé”, senza doverci stare a pensare troppo su. La concezione del relativismo culturale nasce in Occidente proprio per cercare di limitarne la straordinaria aggressività, dovuta alla convinzione di essere portatore di una “cultura superiore”. Quando una cultura crede di essere “superiore” siamo infatti già nell’ambito del razzismo. Ma questo è il meno, se uno il razzismo lo agisce solo a casa sua e nella propria testa. Il problema è che nessuna cultura che si ritenga “superiore” resiste all’impulso di esportarla, di portare la “buona novella” anche agli altri, spesso anche con intenzioni generose che però sono come quei favori non richiesti che ti cadono in testa come una tegola. Perché è un dato storico che quasi tutti i più atroci e sanguinari conflitti dell’umanità sono venuti da queste culture che si ritengono “superiori” e spesso “uniche” e che non concepiscono che ne possano esistere anche altre con pari dignità. Io credo in questo di essere in parte d’accordo con il presidente del Consiglio Berlusconi non tanto riguardo la superiorità del mondo occidentale rispetto a quello islamico(affermazione che a Berlino ha suscitato grandi polemiche) ma per la falsità sottesa al relativismo culturale. E’ questo che Berlusconi ha sostenuto davanti al Senato, dopo aver sentito l’esigenza di chiarire e spiegare le parole di Berlino. ”Escludiamo dal nostro orizzonte il fanatismo”, ha proseguito Berlusconi,” ma il relativismo culturale, cioè l’idea che tutti i valori e tutti i comportamenti abbiano la stessa dignità è un’idea falsa. E’ un’idea che indebolisce non solo il nostro orgoglio e il nostro amor proprio, ma soprattutto i nostri principi in cui crediamo e per i quali ci battiamo contro i totalitarismi e il fanatismo di ogni specie”.
Nicola: Io credo invece che il premier avrebbe dovuto chiedere scusa per ciò che ha affermato. Dopo Berlino, l’Italia vive in un’inedita condizione di isolamento internazionale. Non era mai successo dalla nascita della Repubblica, che la dichiarazione di un nostro premier provocasse all’unisono la condanna dell’Unione Europea, la presa di distanza di Londra e Parigi, l’imbarazzo di Washington, la collera della Lega Araba con richiesta di scuse formali, l’ira minacciosa della stampa islamica. La BBC ha attribuito fino a ieri a fonti di Downing Street questo sferzante giudizio :”Berlusconi si è comportato come un idiota”. Sostenendo Berlusconi, tu in parte ritieni il nostro mondo superiore. Anch’io non ho dubbi che i regimi liberali siano migliori di quelli illiberali, che la democrazia sia meglio della dittatura, la libertà meglio dell’oppressione e la tolleranza meglio dell’intolleranza. Sappiamo che sono valori universali e siamo pronti a difenderli da ogni minaccia. Ma lo scandalo è che Berlusconi non ha detto questo. Ha detto che la nostra “civiltà” è superiore, e che questo sistema di valori “non esiste nei paesi islamici” perché sono islamici. Ha dunque condannato l’Islam in blocco, unificandolo per il suo credo religioso. Lo ha confuso con i Talebani. Ha profetizzato la “conquista” da parte dell’Occidente di questi popoli, mettendo disinvoltamente realtà profondamente diverse, la Turchia e l’Indonesia, la Malesia e il Kuwait, nello stesso girone dei dannati della storia. Ha offeso i milioni di islamici che vivono in Europa convinti di poter essere europei e musulmani allo stesso tempo. A quegli stessi fedeli di Allah, Tony Blair, che certo non è un tiepido sostenitore delle virtù dell’Occidente, diceva a Londra rispondendo a una domanda di Berlusconi :”Chiunque abbia letto anche una parte del Corano sa che l’Islam è una religione pacifica”. Identiche parole ha mosso il portavoce Powell a Washington. Del resto, non si parla di “terrorismo cristiano” quando esplodono le bombe a Belfast. Né, trovandosi a Berlino, Berlusconi poteva dimenticare che appena sessanta anni prima, nel cuore della civiltà occidentale, si pensava e si praticava l’immenso orrore dell’Olocausto: l’antisemitismo è un’invenzione cristiana, non musulmana. Noi possiamo essere più laici, cioè, precisamente, più consapevoli dei nostri errori e delle nostre colpe. Abbiamo “dato” il voto alle donne per la prima volta, se non sbaglio, in Norvegia nel 1905 e in Italia nel 1946.Appena ieri. Ancora di più abbiamo aspettato a rassegnarci a che le donne decidessero del proprio abbigliamento, della libera uscita da casa, del controllo sul proprio corpo e sulla propria maternità : le gerarchie cattoliche vi si oppongono ancora, le leggi vacillano ancora, e ancora vacilliamo noi personalmente. Queste recentissime novità sono il cuore della nostra sperimentale e azzardata “superiorità” rispetto ad altri luoghi del mondo, nei quali principi e costumi opposti non “sopravvivono” come prosecuzioni di culture tradizionali, ma emergono di bel nuovo come reazioni alla modernità e allo spettacolo del nostro modo di vita. In questo sta un connotato determinante della loro “inferiorità”: in quei luoghi infatti la continuità di culture tradizionali è drasticamente ridotta, e soverchiata da una forma peculiare e triste di modernità.
Mattia: Non sono così a favore del relativismo culturale come sei tu. Ricordo di aver letto su Corriere della Sera l’articolo di Angelo Panebianco. Sono convinto, come sostiene il professore ,che il relativismo culturale è una sorta di degenerazione del principio di tolleranza inscritto nella democrazia liberale. Si tratta di una forma di nichilismo: solo chi non crede più in niente può porre tutto sullo stesso piano. Nulla più del relativismo culturale rappresenta oggi, agli occhi degli adepti dell’islamismo radicale, l’inconfutabile prova che quella occidentale è una civiltà decadente, che può essere sconfitta. Il relativismo culturale è poi alimentato dall’amnesia storica secondo la quale le nostre libertà sono fondate sul benessere economico a sua volta prodotto dallo sfruttamento dei non-occidentali e non da frutti maturi di millenaria evoluzione occidentale. Le libertà occidentali sono state condizione indispensabile per la crescita della ricchezza e del benessere e, gran parte della povertà che alligna per esempio nei Paesi islamici, si deve al clamoroso fallimento delle classi dirigenti. Quelle interpretazioni rafforzano la mancanza di “rispetto di sé” e delle proprie istituzioni che è il migliore alleato dei nemici del mondo occidentale. Il relativismo culturale e la perdita di memoria sono pessimi biglietti di presentazione quando si deve, come dobbiamo, dialogare con persone appartenenti ad altre civiltà, Islam in testa. Non ci possono essere dialoghi, ma solo una serie infinita di fraintendimenti, se chi è chiamato a dialogare soffre di amnesia e ha idee confuse sulla propria identità: forse alla fine di questo conflitto, molti occidentali in più sapranno di nuovo ciò che hanno disimparato, che la civiltà cui appartengono, culla, unica della storia, di diritti e delle libertà, merita di essere difesa, essendo il suo valore, di molto superiore a zero. Io mi trovo molto d’accordo con le argomentazioni del professore Panebianco.
Nicola: La tua scarsa fiducia nel relativismo culturale probabilmente nasce anche dal grande dubbio che l’antropologia culturale non ha ancora risolto: cosa si fa quando il membro di una cultura, i cui principi abbiamo magari imparato a rispettare viene a vivere in casa nostra. “In realtà”, dice Umberto Eco nel suo articolo comparso su Repubblica il 5/10/2001 “la maggior parte delle reazioni razziste in Occidente non è dovuta al fatto che gli animisti vivono nel Mali, ma che gli animisti vengono a vivere da noi. Riflettere sui nostri parametri, dice Eco, significa decidere che siamo pronti a tollerare tutto, ma che certe cose sono per noi intollerabili…”
Mattia: scusa se ti interrompo ma l’Occidente ha dedicato infatti fondi ed energie a studiare usi e costumi degli Altri, ma nessuno ha mai veramente consentito agli Altri di studiare usi e costumi dell’ occidente, se non nelle scuole tenute oltremare dai bianchi o, consentendo agli Altri, più ricchi, di andare a studiare ad Oxford o a Parigi, e poi si vede cosa succede, studiano in Occidente e poi tornano a casa a organizzare movimenti fondamentalisti, perché si sentono legati ai loro compatrioti che quegli studi non li possono fare (la storia è peraltro vecchia, e per l’indipendenza dell’India si sono battuti intellettuali che avevano studiato con gli inglesi).
Nicola: Ma non sai che da alcuni anni esiste un’organizzazione internazionale chiamata Transcultura che si batte per ”un’antropologia alternativa” .Tre cinesi: un filosofo, un antopologo e un artista hanno terminato il loro viaggio di Marco Polo alla rovescia e, anziché limitarsi a scrivere il loro Milione, hanno anche registrato e filmato. Immagina che fondamentalisti musulmani vengono inviati a condurre studi sul fondamentalismo cristiano. Bene io, come Eco, credo che lo studio antropologico del fondamentalismo altrui possa servire a capire meglio la natura del proprio. Vengono a studiare il nostro concetto di guerra santa e forse vedrebbero con occhio più critico l’idea di guerra santa in casa loro. Uno dei valori di cui la civiltà occidentale parla molto è l’accettazione delle differenze. Teoricamente siamo tutti d’accordo, è politically correct dire in pubblico di qualcuno che è gay, ma poi a casa si dice ridacchiando che è frocio. L’Académie Universelle des Cultures ha messo in linea un sito dove si stanno elaborando materiali su temi diversi (colore, religione, usi e costumi) per gli educatori di qualsiasi paese, che vogliono insegnare ai loro scolari come si accettano coloro che sono diversi da loro. Non bisogna dire ai bambini che siamo tutti uguali perché non ci crederebbero e sembrerebbe una bugia, ma dire che gli esseri umani sono molto diversi tra loro e spiegare bene in che cosa sono diversi, per poi mostrare che queste diversità possono essere una fonte di ricchezza.
Mattia: Ma vedi, mentre noi siamo una società pluralistica perché consentiamo che a casa nostra vengano erette delle moschee, gli Altri, mettono in prigione i propagandisti cristiani…
Nicola: E allora?…non possiamo rinunciarvi solo perché a Kabul fanno questo. Se lo facessimo diventeremmo talebani anche noi. Il parametro della tolleranza della diversità è certamente uno dei più forti e dei meno discutibili, e noi giudichiamo matura la nostra cultura perché sa tollerare le diversità e barbari quegli stessi appartenenti alla nostra cultura che non la tollerano. Punto e basta.
Mattia: Quindi…
Nicola:…noi speriamo che, visto che permettiamo le moschee a casa nostra, un giorno ci siano chiese cristiane o non bombardino i Buddha a casa loro. Questo se crediamo nella bontà dei nostri parametri. Solo alcuni gruppi neonazisti si rifanno a un’idea mitica dell’occidente e sarebbero pronti a sgozzare tutti i musulmani a Stonehenge. I più seri pensatori della Tradizione si sono sempre rivolti, oltre che ai riti e miti dei popoli primitivi o alla lezione buddista, proprio all’Islam come fonte di spiritualità alternativa. Sono sempre stati lì a ricordarci che noi non siamo superiori, bensì inariditi dall’ideologia del progresso, e che la verità dobbiamo andarla a cercare tra i mistici Sufi o tra i derisci dazanti.
IO: Posso dire la mia?
Mattia e Nicola (all’unisono): Certo.. dì pure…
IO: Io mi trovo molto d’accordo con le argomentazioni offerte da Guido Garau nel suo articolo che ho trovato in rete. La concezione del relativismo culturale nasce in Occidente nel tentativo di porre dei limiti alla straordinaria aggressività dovuta alla convinzione di essere portatore di una “cultura superiore”. Il razzismo probabilmente fu quello che animò nell’uomo europeo l’impulso di esportare il suo way of life, di portare la “buona novella” anche agli altri, spesso anche con delle buone intenzioni. Anche il cristianesimo, l’islamismo, l’ebraismo e le religioni del “Dio unico” hanno avuto, e hanno, una lunga storia d’intolleranza nei confronti delle culture diverse, proprio per la loro pretesa di unicità e veridicità. Ma non hanno mai fatto autocritica, non sono passate attraverso il “relativismo culturale”, perché trovano nei testi “sacri” la loro giustificazione. In tempi più o meno recenti, il mondo laico e occidentale ha partorito diverse forme d’intolleranza culturale: il colonialismo – portare la civiltà al “buon selvaggio”- ,l’internazionalismo comunista – liberare il proletario del mondo intero tramite la rivoluzione -, il nazismo- imporre la cultura e la razza ariana- ;infine il modello dello sviluppo capitalista aggressivo perché anch’esso convinto di essere portatore di una civiltà – ed un’economia superiori. Ma anche la cultura islamica ha dato alla luce una forma di “fondamentalismo” che nutre la convinzione della propria “superiorità”, rispetto agli altri modi di vedere la vita dalla fede del Corano. Se oggi è in atto uno scontro, non è quello fra due o più civiltà, che hanno la pretesa di essere totalizzanti e, per soprammercato, di essere nel giusto: i grandi antagonisti non sono l’Occidente razionalista e l’Islam tradizionalista, la cultura cattolica contro quella mediorientale. Il nemico è il fondamentalismo, di ogni credo, laico o religioso. Quello islamico è un rifiuto dello stato laico, è un bisogno di teocrazia, la convinzione che la società degli uomini possa esistere solo su una base religiosa, che solo da Dio può venire la salvezza,e che l’infedele debba essere punito, sconfitto, torturato e ucciso. Quello occidentale nasce dalla dimenticanza del principio, cresciuto nel suo seno, che pretende il rispetto per ogni manifestazione umana distinta e distante dalla propria. Qualsiasi essa sia…
Silenziosa, poco trafficata, forse per quella “T” affissa a un cartello al suo imbocco; lunga non oltre 100 metri, finisce contro una rete di fil di ferro che si affaccia sulla campagna desolata colorata di fiori e maggese. Solo una leggera curva a destra, più o meno a metà della lunghezza a piegare la sua imperiosa linearità. Gioacchino Rossini : una stretta via chiusa lontana dal centro di Finale Emilia (Quartiere Ovest) nella bassa modenese. Oasi di verde davanti alle case, rondini e pettirossi intonano il loro canto di libertà sui rami delle betulle e i tralicci della luce. Solo nel silenzio della sera in mezzo alla via si possono avvertire le voci animate nelle case e i rumori della notte sopraggiungono ovattati dalla campagna limitrofa. Piccole villette si affacciano sulla carreggiata una di fronte all’altra, e la illusoria privacy è garantita solo da inutili simboli di confine di proprietà come i cancelli automatici. In via Gioacchino Rossini tutti sanno di tutti e ogni giorno, i vicini si incontrano sulla strada, facile luogo di chiacchiere e pettegolezzi. C’è la solita mamma, che con le borse cariche della spesa riesce a trovare il tempo per un commento con l’amica della casa a fronte, il bambino che testa le sue capacità d’equilibrio sul bordo del marciapiede mangiato dal tempo, i ragazzi più grandi che giocano a palla contro il muretto della signora Marta. Ma i veri e fedeli primi protagonisti della via sono gli anziani. Durante la siesta estiva rimangono sulle loro sedie di plastica, immobili, a osservare i movimenti rapidi e dinamici dei vicini che entrano ed escono dalle case; d’inverno fanno lo stesso ma attraverso i vetri umidi delle loro finestre e i più vecchi magari rimpiangono i bei tempi quando erano loro insieme agli amici a giocare a palla lungo la via o a costruire bianchi pupazzi di neve nei loro giardini.
Sono contento di poter mettere per iscritto le forti emozioni avute nel mio viaggio in Andalusia. Bene, premetto che non abbiamo fatto grandi escursioni (eccetto al Casino di Torrequebrada) ma dedicato la vacanza al relax e al divertimento. Questo racconto di viaggio è dedicato al popolo della notte, a chi vuole delle dritte su come divertirsi nelle infinite disco della Costa del Sol. Per il resto c’è tempo, visto che il prossimo anno conto di tornarci e magari soggiornare per un più lungo periodo.
Il pacchetto di viaggio di Volando-Alpitour comprendeva viaggio andata e ritorno da Bologna a Malaga e soggiorno di 2 settimane all’Hotel Las Palomas D’OR di Torremolinos.
I ragazzi di Volando (Gigi e Ferdinando) sono stati veramente sempre presenti e i primi giorni ci hanno consigliato alcuni dei locali più belli da vedere a Puerto Marina, un piccolo centro sul mare vicino a Benalmadena. L’Hotel era ottimo, con una clientela internazionale, due piscine di cui una climatizzata, sauna, massaggi…
La prima sera ci siamo avviati verso il lungo mare alle 23:30 circa. Siamo subito rimasti molto delusi perché non c’era così tanta gente come ci avevano annunciato. All’ 1:30 decidiamo di tornare in camera, stremati dal volo e dalla lunga camminata. Al ritorno sul lungo mare gruppi di ragazzi che vanno nella direzione opposta alla nostra…cominciamo a capire…la sera dopo restiamo in hotel ad assistere allo spettacolo di animazione e usciamo verso l’1:00…vediamo gruppi di ragazzi seduti sulle panchine prepararsi cocktail con il rum comprato ai supermercati, ragazze spagnole accennare qualche passo di danza al ritmo della musica che esce dai pubs stracolmi di gente, coppiette che già si dirigono alla tanto desiderata playa al chiaror di luna…
Arriviamo a Puerto Marina : centinaia di insegne colorate illuminano a giorno le strette calle. Ci sono discoteche ovunque, ingressi in salita, in discesa…l’insegna che salta più agli occhi è quella del Kaleido, un disco pub che fa parte di una catena di locali aperti in tutto il mondo da Banderas. Qui la musica è internazionale e nella pre-disco si può sorseggiare dell’ottima sangria. Senza mai pagar nulla per l’ingresso si può poi andare al JOY, CocoBongo, Manà dove regna la musica spagnola che presto vi conquisterà. Alla fine della serata si torna in camera con le braccia cariche di timbri “indelebili” (quasi). Si scende per la colazione in hotel e poi a nanna fino al pomeriggio.
Appena svegli andavamo in spiaggia a prendere un po’ di sole e ad assaporare già il clima della notte ascoltando la musica tenuta a balla dai piccoli pubs. Per i più coraggiosi, o chi desiderasse svegliarsi in un colpo solo, consigliamo un bel bagnetto nell’acqua ghiacciata, percorsa da correnti oceaniche del mare. A mollo in piscina prima di cena e poi ancora i preparativi per la serata.
Per chi si fosse stancato delle “bellezze” spagnole (impossibile!!!) consigliamo altri locali nella piazza maggiore di Puerto Marina (Plaza Solimar). Qui è possibile incontrare autentiche fanciulle inglesi, tedesche, danesi, francesi…Le discoteche suonano soprattutto musica internazionale (Zona, Mango) ad eccezione del Kiù, unica grande discoteca a 4 sale di tutta Puerto Marina. Per chi ama l’hip-hop, R&B e le ragazze nordiche consigliamo senza dubbi Disco Zona; per gli amanti della musica latina Disco Kiù.
E così per due settimane, perdendo completamente i ritmi circadiani e il senso del tempo…sembra assurdo, monotono e stressante…vi assicuro che non è così e che quando riuscirete a vivere la notte come solo gli spagnoli sanno fare, rimarrete sorpresi di come il tempo vola via veloce…poi perché non vi ho parlato delle ragazze che avrete la possibilità di incontrare e conoscere…le spagnole per me sono sicuramente le migliori : occhi scuri e profondi, fisici snelli e abbronzati, sorrisi splendidi : le sognerete di notte. Poi le tedesche, le inglesi…tutti a ballare fino all’alba in un clima di festa e spensieratezza che solo la Costa del Sol può regalare…